PACIFISTI ITALIANI MALTRATTATI IN SERBIA
"Spie parlate troppo" gridavano le guardie che li hanno trattenuti
Aanno rischiato grosso i quattro pacifisti italiani che si sono recati a Belgrado a recapitare una lettera del sindaco di Venezia, Cacciari, a Milosevic, al leader moderato Kosovaro Rugova ed al patriarca ortodosso Pavle.
Cacciari vorrebbe che Venezia divenisse il luogo di incontro dove le parti in conflitto potrebbero ritrovarsi per parlare della pace possibile.
I sette pacifisti si erano distinti nei giorni scorsi per aver violato la base militare di Istrana in segno di protesta contro i bombardamenti della NATO. Probabilmente proprio per questo a Belgrado erano stati intervistati dalla TV Studio B in un programma trasmesso in diretta, domenica 11 aprile, a 3 milioni di spettatori.
I quattro, il prosindaco di Venezia, un consigliere comunale, un parroco ed uno dei leader dei centri sociali attivi contro la guerra ne hanno approfittato per parlare anche della pulizia etnica, "siamo contro le bombe ma anche contro le deportazioni in Kosovo", hanno detto in sostanza.
Ritornando da Belgrado si erano uniti a loro anche un fotografo, un cronista di La Repubblica che ha scritto dell'accaduto, ed un corrispondente. Arrivati alla frontiera hanno pagato per quello che avevano fatto.
Sono stati trattenuti per 4 ore, accusati di essere spie, i rullini del corrispondente del Manifesto distrutti e lui spogliato e maltrattato per un'ora. Tutti sono stati perquisiti pių volte, Il fotografo ha subėto un'esecuzione mimata (fortunatamente non portata a termine), il prosindaco di Venezia č stato minacciato.
A quel punto si sono attaccati ai cellulari, hanno telefonato all'ambasciata italiana, ancora aperta a Belgrado, al sindaco di Venezia, ad alcuni parlamentari italiani, all'agenzia Ansa, al ministero degli esteri italiano, al ministero dell'informazione serbo, insomma, hanno sollevato un enorme polverone e, dopo l'arrivo di altri agenti, sono stati rilasciati.
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