18 APRILE: AZZERATE LE RIFORME
Non è stato raggiunto il quorum al referendum per la legge elettorale
Dopo l'annullamento del referendum riparte da zero il dibattito sulla riforma elettorale italiana.
Il problema riconosciuto da tutti è l'instabilità cronica dei governi italiani. Un dato vale per tutti: il 51 anni di vita, al governo della repubblica italiana si sono succeduti 56 governi.
Una parte della forze politiche aveva pensato di risolverlo accentuando il sistema elettorale maggioritario che attualmente prevede ancora un 25% dei seggi da assegnarsi in modo proporzionale.
Dato che il risultato del referendum è valido solo nel caso in cui abbia votato il 50% +1 degli aventi diritto al voto, gli opositori alla nuova legge hanno velatamente invitato gli italiani a non andare a votare in modo da far sommare la loro astensione alla quota di astensione "fisiologica".
Questa tattica ha funzionato dato che i Sì hanno ricevuto oltre il 90% di voti, i No meno del 10 % ma il numero dei votanti è rimasto al 49,7% rendendo nullo il referendum.
I proporzionalisti (Lega Nord, Rifondazione comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Partito Popolare, una parte di Forza Italia) sono adesso più forti. La Lega Nord ha già avanzato la proposta di ritornare al sistema proporzionale ma con una soglia di sbarramento al 5% come nel sistema tedesco Giuliano urbani di Forza Italia è d'accordo e con lui anche Rifondazione Comunista.
Dato che alcuni dei suddetti partiti fanno parte della maggioranza il presidente del Consiglio ha inteso mettere le mani avanti ed ha dichiarato che "il governo intende assumere pienamente il suo ruolo di sostegno delle riforme e chiede alla maggioranza parlamentare di non arretrare dagli impegni che ha assunto"
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